25/09/2009

L'innovazione vuole lo spreco, lo spiega Chris Anderson su "Wired"

Nel numero di ottobre di Wired un’anticipazione di Gratis, l’ultimo libro di Chris Anderson direttore di Wired Us, la rivista madre dell’edizione italiana (www.wired.it), in libreria a giorni per i tipi della Rizzoli.
 
Il brano viene presentato sotto il titolo Ode allo spreco e con un’impaginazione che lo spreco sembra volerlo tradurre sulla carta: delle sette pagine utilizzate, il testo ne occupa due, mentre tutto il resto è titolo e sommario (tre pagine), più uno stelloncino con un’affermazione del brano anticipato stampata al margine di una serie di figurine (due pagine che si guardano), le ultime delle quali schizzate d’inchiostro. La frase citata è: “I miei figli sono più interessati alle Guerre stellari create dai loro pari nonostante le cineprese mosse e le dita nell’inquadratura”; le figurine ritraggono – come mi spiega mio figlio di tredici anni, risolvendo la mia perplessità - la maschera del cattivo di Guerre Stellari. L’ultima pagina, la seconda con il testo, enuncia in un box di spalla contenuti e stili del management perfetto, tra controllo e caos, che sa muoversi nella scarsità e cogliere le opportunità dell’abbondanza, che spesso – se si è abituati a cercare – si scoprono nascoste l’una sotto l’altra.

La tesi è che per innovare è necessario sprecare. “La natura spreca vita – scrive Anderson – per cercare vita migliore”. È la logica del “soffione” (quella pianta i cui sottilissimi frutti si spandono nell’aria sostenuti dal vento – meglio conosciuta come “bugia”) che lo scrittore di fantascienza Cory Doctorow, citato dal direttore di Wired Us, spiega in questo modo: “ Dal punto di vista del soffione, la disposizione di ciascun seme – o anche la maggior parte dei semi – non è importante. La cosa importante è che ogni anno a primavera ogni fessura di ogni marciapiede sia piena di soffioni. Il soffione non vuole conservare una singola preziosa copia di se stesso, nella speranza che lasci il nido e si faccia strada lentamente fino all’ambiente ideale dove crescere e perpetuare la specie. Il soffione vuole solo assicurarsi che ogni singola opportunità riproduttiva venga sfruttata”. È uno spreco ma è l’unico modo per trarre vantaggi che la parsimonia non procurerebbe.

È anche la logica della comunicazione sul web, non condizionata dalla scarsità della carta. “Nella stampa – scrive Anderson – seguo le regole della scarsità, perché ogni pagina ha un costo e il numero di pagine è limitato. Non solo le nostre pagine costano molto, ma sono anche immutabili”. E ci impediscono di cambiare se troviamo qualcosa di meglio, imponendoci di pagare, per contenere i costi economici, “i costi di opportunità”, ben più rilevanti ma che non mettiamo mai nei nostri budget. “Online, invece – insiste Anderson – le pagine sono infinite e modificabili all’infinito. È un’economia dell’abbondanza, che spinge a un approccio gestionale completamente diverso. I successi salgono in cima mentre i fallimenti piombano in fondo. Tutto può uscire là fuori e competere per l’attenzione, e può vincere o perdere in base ai suoi meriti, non alle scommesse di un direttore su cosa vuole la gente”.

Torniamo a Guerre Stellari e ai figli di Anderson. Preferiscono le versioni lego in “stop motion” ricreate dai loro pari e lanciate su You Tube. Su You Tube il costo di distribuzione è minimo e destinato ad avvicinarsi allo zero, il suo universo è perciò affollato di video, “ il risultato è caotico e va contro ogni istinto di un professionista della tv, ma è questo che l’abbondanza richiede e vuole”. La tv è una risorsa scarsa e perciò il programmista punta sul prodotto sicuro, porta “una scommessa sicura in un gioco costoso” scrive Anderson. You Tube è la dimensione dell’abbondanza, crea un ambiente favorevole all’innovazione, “potete correre rischi perché il costo del fallimento è basso”. Dalla quantità nasce la qualità.

A margine, un ricordo. Eravamo nell’ottobre del 1969, in una sala di cinema di una cittadina della provincia italiana e si inaugurava – io ero probabilmente il più giovane dei presenti - un circolo di cinema. Sul palco Alberto Lattuada, il grande regista del Cappotto di Gogol con protagonista uno stupefacente Renato Rascel. Disse, quasi con queste parole: quando la cinepresa sarà alla portata di tutti e fare cinema sarà come maneggiare una penna e prendere i propri appunti su un taccuino, allora quest’arte darà i suoi frutti più straordinari.
Ci stiamo.


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Di Tarcisio Tarquini il 25/09/2009 alle 20:19



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