20/09/2009
"Soprattutto i Conservatori"
Da qualche tempo, come ho ricordato più volte nei miei post, sono presidente di Conservatorio e l’affermazione di Ichino mi ha perciò colpito. Se la giornalista è stata brava (e lo è stata certamente) nel sintetizzare il pensiero dell’intervistato, non si può non notare l’enfasi posta sull’affermazione evidenziata nell’inciso. Mi chiedo perciò a cosa voglia riferirsi di preciso il professore. Il bilancio di un Conservatorio è costituito, infatti, in buona parte dai contributi didattici degli studenti e, là dove è ancora così dopo la legge di riforma del 1999, da finanziamenti diretti o indiretti delle province per le manutenzioni degli immobili. Lo Stato invia un finanziamento per il funzionamento (che si riduce ogni anno di più e che di norma non supera il 20% delle spese ordinarie) e alimenta un fondo di istituto (come in tutti gli istituti scolastici) per finanziare la contrattazione integrativa. Ci sono, poi, i fondi che la Direzione generale dell’AFAM destina agli interventi straordinari e per l’acquisto di attrezzature e strumenti (quest’anno, un finanziamento fuori norma – ma sempre all’interno della cifra stanziata in bilancio - c’è stato per il Conservatorio dell’Aquila, devastato dal terremoto). Non c’è insomma da scialare. A meno che lo spreco lamentato da Ichino voglia alludere ai docenti e al resto dei dipendenti, che sono a libro paga del Ministero dell’Università, ma su questo terreno mi pare ci sia poco da tagliare, se non si vuole compromettere quantità e qualità dell’offerta formativa.E comunque si tratterebbe di una platea molto circoscritta.
Già qualche tempo fa, il ministro Gelmini aveva preso di petto i Conservatori preannunciando una riforma che avrebbe ridotto drasticamente il numero di quelli ritenuti meritevoli di finanziamento statale, lasciando tutti gli altri nelle mani più o meno provvide degli enti locali. Più tardi, però, si è sentito in giro di un disegno di legge bipartisan per cambiare l’attuale governance dei Conservatori che, cancellando la figura del presidente, ne finirebbe proprio con il tagliare i rapporti con il “territorio”. Insomma, tutti hanno qualcosa da eccepire sui Conservatori, ma per arrivare a che non si capisce bene.
Forse per tutti, però, varrà la pena di tenere a mente che dopo e al posto dei Conservatori resta solo il totale passaggio in mani private dell’insegnamento della musica. E che i Conservatori, nati nella loro versione moderna con la rivoluzione francese, hanno finora mantenuto il punto qualificante della loro missione: l’appartenenza al sistema pubblico dell’istruzione (un secondo punto c’era all’origine – ma oggi è scontato: l’assoluta parità di accesso tra uomini e donne). Si faccia avanti, dunque, chi ha proposte per migliorare, o anche critiche da lanciare. Ma senza smarrire il senso e le proporzioni delle cose. Siamo davvero sicuri (Ichino lo è?) che la lotta contro le “rendite indebite” riguardi “soprattutto i Conservatori”?.
(Nella foto, l'Orchestra del Conservatorio di Frosinone che esegue Le Nozze di Figaro)
Di Tarcisio Tarquini il 20/09/2009 alle 19:11
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Rilettura del commento di Maurizio: ce l'ha con la sinistra di venti o trenta anni fa e, soprattutto, con la Maria Star (Gelmini).
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Non capisco con chi ce l'abbia Maurizio, se con la destra, con la sinistra, con me, con Maria Star (Gelmini). Per quanto mi riguarda, prima di fare il giornalista professionista sono stato professore precario per qualche anno e poi ordinario (dopo aver vinto un concorso pubblico: quarto su cinquemila concorrenti). Infine, anch'io vorrei Umberto Eco alla pubblica istruzione.
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Maria Star ha detto: «C'è stata una strumentalizzazione pesante da parte della sinistra che ha cercato di far credere che la piaga sociale del precariato abbia origine con questo Governo». Negli anni '80 e '90 si è proceduto ad abilitazioni di massa. 125.000 persone sono entrate nelle graduatorie e altrettante sono state chiamate a fare supplenze brevi senza aver superato concorsi. «La scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale e oggi se ne pagano le conseguenze». Lei Come al solito accusa la Sinistra, come se la Sinistra di oggi fosse la stessa di 20 o 30 anni fa. Ma i conti in tasca loro del Governo attuale se li sono fatti più che bene!E non sono certo migliori di chi li ha preceduti in Sessant'anni! Intanto il mercatificio di Abilitazioni a noi è costato molti soldi, anni e anni di studio e anni e anni di precariato e di esperienza che lei non ha e non ha mai fatto prima di ricoprire una carica così importante. Vergogna! Vogliamo Umberto Eco alla Pubblica Istruzione
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