18/09/2009
Cronaca ciociara sul giornalismo online
E no, credo proprio che non mi stiate capendo, anche perché termini e segni diacritici, con cui ho cercato di rendere nel mio aspro ciociaro il resoconto del convegno sull’editoria online (organizzato da Mediacoop, con la regia di Michele Zacchi) a cui ho partecipato a Trento, sono messi lì un po’ alla buona.
Ma non ho saputo resistere allo stimolo della provocazione (anche se semiprivata, come nella natura di questo blog), dopo aver letto sui quotidiani che anche nel Parlamento europeo ha fatto il suo ingresso il pur nobile dialetto napoletano; e dopo aver notato che, non paghi d’aver proposto lo studio dei dialetti a scuola, i leader padani (con operazione più sofisticata – è incredibile!) padanizzano il loro eloquio intervenendo non tanto sul lessico della lingua nazionale quanto piuttosto sulla sintassi, consapevoli che è questa a manifestare la vera anima di ogni lingua e a denunciare la sua inconfondibile identità (come insegnava quasi un secolo e mezzo fa, dall’altro capo della penisola, Giovanni Verga, che certo non poteva immaginare né sviluppi né epigoni).
A Trento con altri colleghi si è ragionato di uno status da attribuire al giornalismo online e sulle strade da seguire per dare senso nuovo a una professione che lo sta smarrendo. Si sono molto impegnati nella discussione alcuni giovani giornalisti di testate online “locali”, che raccontano i fatti delle loro contrade in italiano, qualche volta con il corredo di abstract in inglese, perché vogliono parlare al mondo e non alla pancia delle loro province.
Di Tarcisio Tarquini il 18/09/2009 alle 23:49
