15/09/2009

Paesi sull'orlo della chiusura

La sala del comune di Montefalcone, il paese di duemila abitanti in provincia di Campobasso dove ho partecipato all’iniziativa sullo spopolamento delle aree interne del Molise promossa dal candidato alla segreteria del Pd regionale Michele Petraroia (vedi il post di venerdì scorso), tutto sommato era abbastanza piena e con diversi giovani: circostanza inusuale – credo – nelle riunioni dei partiti (o “cose” del genere) di questi tempi male avventurati.

 
Si sono ricordati i dati di una ricerca della Caritas di Trivento che ha previsto, con la semplice proiezione del trend demografico attuale, da qui a venti anni la morte di alcuni paesini e l’agonia di quasi tutti gli oltre cento comuni della zona, destino contro cui non sembrano essersi ancora trovate misure giuste ed efficaci.
Qualche anno fa, seguendo le indicazioni di Petraroia e del mio amico don Alberto Conti, direttore della generosa Caritas regionale, avevo cercato di cogliere e descrivere timidi segni di risveglio, quasi tutti dovuti all’intraprendenza di giovani sindaci, capaci di sperimentare soluzioni che amministrazioni più grandi e macchinose neppure si sognavano di provare. Mi era sembrato, allora, che stesse profilandosi, per aggregazione, un nuovo modello di sviluppo delle piccole comunità, fondato sull’uso intelligente dei beni comuni: riscoperta delle tradizioni, rilancio di realtà produttive semiartigianali, ma anche investimento dei risparmi dei cittadini – i residenti e gli emigrati, a volte più numerosi di quelli rimasti – per la realizzazione di iniziative industriali, commerciali, turistiche, sociali.

A Castelpizzuto (vicino a Isernia), per esempio, si era costituita una società per lo sfruttamento delle ottime acque di una sorgente locale con una sorta di azionariato popolare a cui avevano conferito risorse tutti i cittadini (un centinaio) e le comunità (dieci volte più folte) residenti negli Stati Uniti e in Canada. Il progetto prevedeva anche il recupero delle case del paese abbandonato per dare vita a un albergo diffuso che incoraggiasse i soggiorni termali.
A Castel del Giudice (sul lato opposto del Molise, quello declinante verso il mare Adriatico) si era costituita una società per la costruzione e la gestione di una Residenza per anziani, anche questa formata dai cittadini residenti e non, con il supporto di un importante industriale meccanico  operante a Milano ma originario di un paese vicino (Capracotta, resa celebre da una vacanza mancata di Alberto Sordi-Signor Max).

Altri casi si sono aggiunti più recentemente, eppure il decollo non c’è stato. Che si tratti, dunque, di una battaglia persa, perché contro la storia o, più modestamente, l'inerzia degli anni presenti? L’interrogativo è aleggiato nella sala municipale di Montefalcone sebbene l’indispensabile e scontato ottimismo della volontà di tutti i presenti abbia tentato di ricacciarlo indietro proponendo altre strade, altre idee, altre scommesse.

Si è parlato, soprattutto, di scuola e della necessità di non limitarsi a deprecare la soppressione dei plessi, dovendosi pretendere invece che a quelli residui, risultanti dall’aggregazione, siano offerte strutture e tecnologie per migliorare la qualità dell’educazione e garantire la facilità dell’accesso; dalla banda larga, dunque, a un sistema efficace di trasporto.

Ci si è anche interrogati su che fine abbia fatto la legge che, ampiamente pubblicizzata nei talk show alcuni anni fa, avrebbe dovuto mettere a disposizione dei piccoli comuni (in Italia, quelli al di sotto dei cinquemila abitanti sono il 70 per cento del totale) incentivi per arrestarne lo spopolamento e, addirittura, farli diventare attrattivi di nuovi abitanti. Quella legge (bipartisan, firmatari Bocchino e Realacci) si è arenata per la fine concitata della legislatura e nessuno l’ha ripresa, neppure i proponenti di allora, deputati tuttora in servizio permanente e effettivo.

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Di Tarcisio Tarquini il 15/09/2009 alle 01:17



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