08/12/2009

Un risentimento del 1972

Ho nutrito per anni un certo risentimento politico nei confronti di Ugo La Malfa (foto a fianco), il leader dei repubblicani italiani scomparso nel 1979, dopo che nelle elezioni presidenziali del 1972 negò i voti dei suoi parlamentari a Pietro Nenni (foto sotto), candidato delle sinistre.
 
Al posto di questi, venne eletto, superando per un soffio il quorum e perciò con i voti determinanti del gruppo repubblicano, Giovanni Leone che si poté avvalere anche dell’aiuto della destra missina (all’epoca ancora fascista). Per spiegare, aggiungo, che Nenni era stato il più tenace combattente per la Repubblica nel referendum del 1946 e Giovanni Leone, “agnostico” di fronte alla scelta istituzionale, da avvocato qualche anno più tardi aveva difeso gli assassini mafiosi del sindacalista socialista Salvatore Carnevale e successivamente i responsabili della strage del Vajont dopo che, da presidente del Consiglio in carica all’epoca del disastro, aveva promesso giustizia ai superstiti. La sua elezione, perciò, equilibri politici a parte, non (mi) sembrava propriamente esemplare dal punto di vista di quei valori civili di cui si suppone dovesse (e debba) essere provvisto il più alto magistrato della Repubblica.

Leggo adesso, in Storia di Craxi di Ugo Finetti (si tratta di un’asciutta biografia politica – pubblicata dall’editore Boroli - che ricostruisce idee, cultura, azioni politiche del leader socialista fin dagli anni della giovinezza milanese), che a bruciare la candidatura di Nenni non fu tanto La Malfa ma l’allora segretario del Psi, Giacomo Mancini, che – nell’intento condiviso con i comunisti di portare al Quirinale Aldo Moro – si rifiutò di garantire allo statista repubblicano di voler sostenere Nenni “fino alla fine”, con ciò autorizzandolo a pensare che il nome prestigioso del patriarca socialista servisse strumentalmente per spingere i democristiani più riottosi ad appoggiare “fino alla fine” Moro.
Nel 1972, ricordo, che si disse – ed era lampante – che il presidente preferito dalle sinistre sarebbe stato Moro, ma non ricordo sia stato mai rivelato un passaggio così determinante della vicenda.
Ho sempre apprezzato Mancini, da oggi lo guarderò però con un occhio diverso; e con un po’ di risentimento.
PS. Il libro di Finetti è ricco di informazioni e tesi interessanti che non concordano con la vulgata corrente. Ci tornerò in un prossimo post.

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Di Tarcisio Tarquini il 08/12/2009 alle 23:55



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Mi ricordo da bambino a Ferrara , nella sede del PSI, l' inaugurazione di una lapide intitolata a Bruno Buozzi, sindacalista socialista ucciso alle Fosse Ardeatine, ero con mio padre ,socialista nenniano ed io, dodicenne, tenevo orgogliosamente in mano la bandiera della sezione PSI di Jolanda di Savoia, paesino del basso ferrarese. Oratore della commemorazione il grande compagno Pietro Nenni, mito di mio padre e quindi anche mio. Aveva un ' oratoria dirompente , una lucidita' incredibile nonostante fosse gia' vecchio : e' uno dei ricordi piu' vivi ed indimenticabili della mia fanciullezza. Occorrerebbero adesso politici di quella linearita' politica e di quella onesta' intellettuale per contrastare il berlusconismo immorale in cui viviamo.

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