08/06/2009
Rendicontazione in volo e in musica
Letto ieri su Repubblica, lo segnalo oggi. È tratto da un intelligente articolo di Gabriele Romagnoli sul destino delle 228 vittime del volo da Rio inghiottite nel mistero.Tutte, tranne due (questo ieri, oggi ce n’è qualcuna in più). Le uniche due, forse, che per scetticismo si sono rifiutate di varcare la “soglia del multiuniverso, l’insieme di universi paralleli a quello nel quale ci troviamo, potenzialmente infiniti, talora interagenti”.
Nell’articolo si parla anche di assenza del rendere conto e la signorina soave è una hostess che rassicura sulle dotazioni di sicurezza dell’aereo.
“O i corpi ritrovati appartengono agli unici due passeggeri scettici a bordo, per i quali la finestra si è chiusa, o siamo tutti condannati a restare in questo universo unico e largamente imperfetto, dove qualsiasi cosa può accadere senza che nessuno ce ne dia conto, i governanti mentono sapendo di farlo, gli esperti sparano nel mucchio delle evenienze sperando di azzeccare quella giusta, le scatole della verità sono vuote e chiunque ci dica che esiste una via d’uscita è solo una signorina soave, ma soprattutto pagata per farlo”.
Esperienza personale del rendere conto. Questa mattina ho illustrato ai Docenti del Conservatorio di Frosinone, del quale sono presidente, quanto abbiamo realizzato nel primo semestre di quest’anno. Non so se solo per la forza della logica di rendicontazione, ma certamente anche per questo, un applauso lunghissimo, insistito, pieno di simpatia, fiducia e stima ha accolto la conclusione del mio intervento. Ne sono rimasto colpito e commosso.
Nel discorso ho ricordato che a inizio anno il Consiglio di amministrazione dell’Istituzione ha approvato un documento strategico che elenca gli obiettivi che costituiscono le priorità del nostro operare nel corso del 2009 e individua tempi, azioni, responsabili, legando alcune erogazioni monetarie all’esito positivo di quanto programmato. Il documento viene aggiornato costantemente, dando conto dello stato di avanzamento del lavoro, degli scostamenti e delle ragioni che possono averli determinati. La fiducia è prima di tutto un atto di fiducia, l’impegno a una reciprocità che qualche volta viene applaudita.
Di Tarcisio Tarquini il 08/06/2009 alle 19:04
