28/07/2009
Nord e Sud, da unire nell'accountability
Ogni volta che si parla o scrive (e in questi giorni lo si fa in abbondanza) del rapporto sud-nord, per dire che il sud spreca e il nord produce, mi torna alla mente il piccolo scoop che feci qualche anno fa, per Rassegna Sindacale, dimostrando, dati alla mano, che i risparmi delle regioni meridionali finivano a finanziare le opere pubbliche delle regioni settentrionali.
Mi ero andato perciò a consultare le tabelle, le avevo disaggregate con l’aiuto di Mario Marturano, un amico commercialista esperto di revisioni dei conti comunali, e ne era venuto fuori il diagramma di un flusso efficacissimo nella sua evidenza. Il risparmio postale, quello che confluendo nella Cassa Depositi e Prestiti finanziava le opere degli enti locali, si trasferiva dal sud al nord in percentuali consistenti determinando un cospicuo saldo positivo a favore delle aree più ricche.
Merito delle più intraprendenti amministrazioni locali del nord? Demerito di quelle più torpide e opache del sud? Effetto di meccanismi squilibrati? Il dato lo si poteva spiegare in tanti modi, ma era inequivocabile. Parecchi quotidiani rilanciarono quell’analisi e, in un periodo nel quale il fenomeno Lega si era appena consolidato, ci fu anche chi se ne servì per denunciare l’inconsistenza di certa retorica.
Sul dare e avere tra Nord e Sud, la storia è più complicata di quella che si legge, piena di sdegno e indignazione, in questi giorni. Per noi che vorremmo che la rendicontazione sociale fosse un obbligo assolto da tutti quelli che hanno responsabilità pubbliche, e perciò da tutte le amministrazioni, è la riprova che il nostro paese ha bisogno di un’immersione, profonda e senza riserve, nella cultura e nella prassi dell’accountability. Al sud, come al Nord.
Mi aveva fornito una dritta l’allora direttore generale della Cassa Depositi e Prestiti, Giuseppe Falcone, in una chiacchierata informale durante l'intervallo di uno dei convegni annuali sulla finanza locale che, animati da Enrico Gualandi, si tenevano negli anni Novanta del secolo scorso a Modena (non si fanno più lì, non so se si facciano ancora da qualche altra parte) organizzati dalla benemerita Lega delle Autonomie Locali.
Mi ero andato perciò a consultare le tabelle, le avevo disaggregate con l’aiuto di Mario Marturano, un amico commercialista esperto di revisioni dei conti comunali, e ne era venuto fuori il diagramma di un flusso efficacissimo nella sua evidenza. Il risparmio postale, quello che confluendo nella Cassa Depositi e Prestiti finanziava le opere degli enti locali, si trasferiva dal sud al nord in percentuali consistenti determinando un cospicuo saldo positivo a favore delle aree più ricche.
Merito delle più intraprendenti amministrazioni locali del nord? Demerito di quelle più torpide e opache del sud? Effetto di meccanismi squilibrati? Il dato lo si poteva spiegare in tanti modi, ma era inequivocabile. Parecchi quotidiani rilanciarono quell’analisi e, in un periodo nel quale il fenomeno Lega si era appena consolidato, ci fu anche chi se ne servì per denunciare l’inconsistenza di certa retorica.
Sul dare e avere tra Nord e Sud, la storia è più complicata di quella che si legge, piena di sdegno e indignazione, in questi giorni. Per noi che vorremmo che la rendicontazione sociale fosse un obbligo assolto da tutti quelli che hanno responsabilità pubbliche, e perciò da tutte le amministrazioni, è la riprova che il nostro paese ha bisogno di un’immersione, profonda e senza riserve, nella cultura e nella prassi dell’accountability. Al sud, come al Nord.
Di Tarcisio Tarquini il 28/07/2009 alle 15:57
