18/07/2009
Bertinotti, Lombardi, la platea di Chianciano
Si diceva, nel post di ieri, della platea di Chianciano, delle sue reazioni. Ci torno sopra oggi, perché mi dà modo di segnalare un passaggio dell’intervento di Fausto Bertinotti; il punto in cui l’ex presidente della Camera ha ricordato Riccardo Lombardi e la sua proposta
La platea, dunque, ha ascoltato ma non ha reagito con entusiasmo. Basso contenuto evocativo della proposta? Personaggi che si penserebbero mito e che parlano invece poco al “popolo” della Cgil dei nostri giorni? Diffidenza nei confronti di un ottimismo della politica (di cui, in fondo, lo stesso Bertinotti è una delle espressioni, a dispetto del pessimismo delle analisi) che sembra fuori tempo con i guai che stanno sotto gli occhi di tutti noi? Forte presenza nell’uditorio (come si è notato anche nel numero e taglio degli interventi) di donne, la cui capacità di elaborare sentimenti, immagini, sogni mobilitanti ha bisogno di temperature diverse da quelle maschili?
Non so, registro il fatto. E ripropongo di seguito il brano di Riccardo Lombardi, citato da Bertinotti. Io, solitariamente e in silenzio, ho applaudito.
“Io pongo il problema in termini provocatori: una società deve arrivare al punto in cui si deve stabilire che il lavoro è la variabile indipendente. Oggi l’occupazione, il salario, tutto viene giudicato ed organizzato in funzione della compatibilità con alcuni elementi: la bilancia dei pagamenti, la moneta, il profitto. Bisogna invertire i criteri: fare della piena occupazione la variabile indipendente; saranno le altre variabili a doversi rendere compatibili con la piena occupazione, affrontando un processo di trasformazione certamente costoso”. Riccardo Lombardi, L’alternativa socialista. Intervista a cura di Carlo Vallauri, 1976.
Chi ne è interessato potrà trovarla a settembre (nel venticinquennale della morte del leader della sinistra socialista) in libreria, ripubblicata dall’Ediesse con un saggio introduttivo di Fausto Bertinotti.
dell’occupazione come “variabile indipendente”, da cui ha fatto poi discendere l’idea, nelle condizioni di oggi, di un nuovo piano del lavoro lanciato, come fece Di Vittorio giusto sessanta anni fa, dalla Cgil.
La platea, dunque, ha ascoltato ma non ha reagito con entusiasmo. Basso contenuto evocativo della proposta? Personaggi che si penserebbero mito e che parlano invece poco al “popolo” della Cgil dei nostri giorni? Diffidenza nei confronti di un ottimismo della politica (di cui, in fondo, lo stesso Bertinotti è una delle espressioni, a dispetto del pessimismo delle analisi) che sembra fuori tempo con i guai che stanno sotto gli occhi di tutti noi? Forte presenza nell’uditorio (come si è notato anche nel numero e taglio degli interventi) di donne, la cui capacità di elaborare sentimenti, immagini, sogni mobilitanti ha bisogno di temperature diverse da quelle maschili?
Non so, registro il fatto. E ripropongo di seguito il brano di Riccardo Lombardi, citato da Bertinotti. Io, solitariamente e in silenzio, ho applaudito.
“Io pongo il problema in termini provocatori: una società deve arrivare al punto in cui si deve stabilire che il lavoro è la variabile indipendente. Oggi l’occupazione, il salario, tutto viene giudicato ed organizzato in funzione della compatibilità con alcuni elementi: la bilancia dei pagamenti, la moneta, il profitto. Bisogna invertire i criteri: fare della piena occupazione la variabile indipendente; saranno le altre variabili a doversi rendere compatibili con la piena occupazione, affrontando un processo di trasformazione certamente costoso”. Riccardo Lombardi, L’alternativa socialista. Intervista a cura di Carlo Vallauri, 1976.
Chi ne è interessato potrà trovarla a settembre (nel venticinquennale della morte del leader della sinistra socialista) in libreria, ripubblicata dall’Ediesse con un saggio introduttivo di Fausto Bertinotti.
Di Tarcisio Tarquini il 18/07/2009 alle 09:32
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Alle donne (e spero anche agli uomini) interessa la coerenza e il senso si responsabilità di chi parla, oltre a ciò che viene detto. Su Bertinotti -ahimé-pesa il ricordo degli attacchi all'ultimo governo di centrosinistra, condannato a morte malgrado si sapesse benissimo quale esito avrebbero avuto nuove elezioni e quale danno ne sarebbe derivato ai lavoratori. Le dotte citazioni e i concetti pur condivisibili non bastano quando a chi ne fa uso manca la capacità di frenare il gusto narcisistico della provocazione.
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