14/07/2009
La missione delle Ferrovie dello Stato
“Siamo la più grande azienda del Paese. Ogni giorno 87.000 ferrovieri contribuiscono a far viaggiare 9.200 treni e a gestire una rete di quasi 16.500 chilometri. In un anno trasportiamo quasi 500 milioni di viaggiatori e circa 80 milioni di tonnellate di merci
Con i nostri servizi e gli interventi di potenziamento della rete contribuiamo allo sviluppo di un grande progetto di mobilità e di logistica per il Paese e alla sua crescita economica, sociale e culturale.
Il treno è il mezzo di trasporto meno inquinante in assoluto e, per questo, è il miglior amico del territorio e del clima”.
Quella che avete appena letta è la missione di Ferrovie dello Stato. Sono andato a cercarla utilizzando Google per affidarla al mio blog, alla fine di una giornata in cui, per l’ennesima volta, i miei treni della linea Napoli-Cassino-Roma e viceversa hanno accumulato ritardi clamorosi, vissuti da centinaia di malcapitati dentro vetture asfissianti per l’assoluta, cronica, irrimediabile mancanza di impianti di condizionamento funzionanti.
Perché non si dica che mi nascondo dietro un luogo comune: il treno delle 15.55 in partenza da Frosinone per Roma non si è neppure visto; più tardi si saprà che è stato cancellato. Quello successivo delle 16.25 arriva all’appuntamento con circa 15 minuti di ritardo, a cui si aggiungono altri minuti nella parte conclusiva della tratta. Ne consegue che una signora di mia conoscenza perde l’eurostar per Bologna delle 17.50 e riesce a malapena a prendere quello delle 18.22, rischiando di dover pagare di nuovo la prenotazione che ovviamente aveva per il primo treno e non per il secondo.
A me non va meglio, perché rientro a Frosinone con un treno che arriva alla meta con circa quaranta minuti di ritardo (su una settantina di chilometri di percorso).
Qualche mese fa, mi ha raccontato una sindacalista, in un incontro con l’azienda (qualcuna delle società in cui il gruppo è stato (dis)articolato – si era detto per far andare meglio le cose), un dirigente dell’area laziale ha respinto con sufficienza le denunce dei pendolari, insinuando che per lo più sono frutto di esasperazioni e che, per restare all’aria condizionata fuori uso, si sta “testando” l’impianto e perciò, considerato il beneficio prossimo venturo, occorrerebbe maggiore pazienza.
In un punto della missione (una delle enfasi della stessa, a voler essere terminologicamente precisi) si dice, come abbiamo letto, che alla base del lavoro di Ferrovie dello Stato c’è “attenzione alla qualità della vita di clienti e lavoratori”; si parla evidentemente di un’attenzione accademica, come per una materia di studio su cui ci si esercita con diligenza, e se poi non si riesce a ottenere nulla poco male, si continua a studiare.
Sfogliando ancora le pagine web delle ferrovie ci si imbatte nel capitolo responsabilità sociale. Anche qui molta attenzione su questo e su quello e poi una puntualizzazione decisa: impegno “per la mitigazione del cambiamento climatico”. Vasto programma, ma forse basterebbe far funzionare i climatizzatori montati sui treni. Anche quelli da e per Frosinone.
Con i nostri servizi e gli interventi di potenziamento della rete contribuiamo allo sviluppo di un grande progetto di mobilità e di logistica per il Paese e alla sua crescita economica, sociale e culturale.
L’innovazione tecnologica e la sicurezza sono il nostro punto di forza, due eccellenze attestate da riconoscimenti a livello internazionale. Alla base del nostro lavoro c’è attenzione alla qualità della vita dei clienti e dei lavoratori, orientamento a una progettualità rivolta al futuro e rispetto per l’ambiente.
Il treno è il mezzo di trasporto meno inquinante in assoluto e, per questo, è il miglior amico del territorio e del clima”.
Quella che avete appena letta è la missione di Ferrovie dello Stato. Sono andato a cercarla utilizzando Google per affidarla al mio blog, alla fine di una giornata in cui, per l’ennesima volta, i miei treni della linea Napoli-Cassino-Roma e viceversa hanno accumulato ritardi clamorosi, vissuti da centinaia di malcapitati dentro vetture asfissianti per l’assoluta, cronica, irrimediabile mancanza di impianti di condizionamento funzionanti.
Perché non si dica che mi nascondo dietro un luogo comune: il treno delle 15.55 in partenza da Frosinone per Roma non si è neppure visto; più tardi si saprà che è stato cancellato. Quello successivo delle 16.25 arriva all’appuntamento con circa 15 minuti di ritardo, a cui si aggiungono altri minuti nella parte conclusiva della tratta. Ne consegue che una signora di mia conoscenza perde l’eurostar per Bologna delle 17.50 e riesce a malapena a prendere quello delle 18.22, rischiando di dover pagare di nuovo la prenotazione che ovviamente aveva per il primo treno e non per il secondo.
A me non va meglio, perché rientro a Frosinone con un treno che arriva alla meta con circa quaranta minuti di ritardo (su una settantina di chilometri di percorso).
Qualche mese fa, mi ha raccontato una sindacalista, in un incontro con l’azienda (qualcuna delle società in cui il gruppo è stato (dis)articolato – si era detto per far andare meglio le cose), un dirigente dell’area laziale ha respinto con sufficienza le denunce dei pendolari, insinuando che per lo più sono frutto di esasperazioni e che, per restare all’aria condizionata fuori uso, si sta “testando” l’impianto e perciò, considerato il beneficio prossimo venturo, occorrerebbe maggiore pazienza.
In un punto della missione (una delle enfasi della stessa, a voler essere terminologicamente precisi) si dice, come abbiamo letto, che alla base del lavoro di Ferrovie dello Stato c’è “attenzione alla qualità della vita di clienti e lavoratori”; si parla evidentemente di un’attenzione accademica, come per una materia di studio su cui ci si esercita con diligenza, e se poi non si riesce a ottenere nulla poco male, si continua a studiare.
Sfogliando ancora le pagine web delle ferrovie ci si imbatte nel capitolo responsabilità sociale. Anche qui molta attenzione su questo e su quello e poi una puntualizzazione decisa: impegno “per la mitigazione del cambiamento climatico”. Vasto programma, ma forse basterebbe far funzionare i climatizzatori montati sui treni. Anche quelli da e per Frosinone.
Di Tarcisio Tarquini il 14/07/2009 alle 23:48
