14/07/2009
Un concetto di Amartya Sen
“L’antica giurisprudenza indiana distingueva tra due concetti di giustizia: niti e nyaya. Il niti si riferisce all’organizzazione e al comportamento appropriati; il nyaya a quanto ne consegue nella vita che la gente può condurre davvero. Una distinzione che ci fa capire quali sono i due aspetti di cui l’idea di giustizia si deve occupare”.
Spostandoci in occidente e sul terreno dell’etica, se capisco bene, la distinzione è la stessa che passa tra etica dei fini ed etica della responsabilità; tra il “fai ciò che devi senza curarti delle conseguenze” e il “fai una cosa preoccupandoti delle conseguenze che avrà”.
Concetti e definizioni che ho sentito riecheggiare, in questi giorni, nei discorsi precongressuali del partito Democratico.
La politica è sempre il terreno d’esercizio (Max Weber docet) dell’etica della responsabilità. E, tuttavia, anche in politica c’è un’ora in cui, come ammoniva un Maestro troppo spesso dimenticato, Carlo Arturo Jemolo, la preoccupazione delle conseguenze deve lasciare il passo all’unica regola che nei momenti cruciali conti: “fai quello che devi, accada quello che può”.
L’essenziale è riconoscere quell’ora e quei momenti. Per non sprecarli. Per non sprecarsi.
Lo scrive Amartya Sen, nel suo ultimo libro “L’idea di giustizia", in un brano che è stato anticipato dal “Domenicale” del Sole 24 Ore del 12 luglio.
Spostandoci in occidente e sul terreno dell’etica, se capisco bene, la distinzione è la stessa che passa tra etica dei fini ed etica della responsabilità; tra il “fai ciò che devi senza curarti delle conseguenze” e il “fai una cosa preoccupandoti delle conseguenze che avrà”.
Concetti e definizioni che ho sentito riecheggiare, in questi giorni, nei discorsi precongressuali del partito Democratico.
La politica è sempre il terreno d’esercizio (Max Weber docet) dell’etica della responsabilità. E, tuttavia, anche in politica c’è un’ora in cui, come ammoniva un Maestro troppo spesso dimenticato, Carlo Arturo Jemolo, la preoccupazione delle conseguenze deve lasciare il passo all’unica regola che nei momenti cruciali conti: “fai quello che devi, accada quello che può”.
L’essenziale è riconoscere quell’ora e quei momenti. Per non sprecarli. Per non sprecarsi.
Di Tarcisio Tarquini il 14/07/2009 alle 17:45
