28/06/2009

Alcune domande sulla fiducia

Chi, in questi giorni, invoca fiducia, sospetto ne fraintenda il significato e pensi invece a comportamenti che sarebbe più appropriato catalogare nella nozione di fideismo, di adesione, cioè, a una verità che non è il risultato di un’argomentazione fondata su elementi di razionalità.

La fiducia, come ci insegna Robert Putnam, è un processo, e trova il suo presupposto nell’affidabilità; si ha fiducia in chi dimostra di essere affidabile e sente il dovere – e non si stanca - di provarlo e riprovarlo. Nella crisi di oggi, manca proprio questo presupposto. L’affidabilità dei grandi attori economici e finanziari si è disintegrata, quella dei politici ha seguito la stessa sorte: come si può, dunque, in questa condizione pretendere fiducia se non si ricostruisce l’affidabilità?

 

 

Un esempio, deprecato, di mancanza di fiducia sarebbe, secondo il giudizio di chi ci governa, quello delle organizzazioni interne e internazionali (tra cui la Cgil) e degli istituti di ricerca  che continuano a insistere sulla gravità della crisi dei giorni nostri e lanciano l’allarme sulla vastità di una recessione destinata a non esaurirsi tanto presto. Basterebbe davvero colorare di rosa questo orizzonte per restituire fiducia in chi l’ha persa e spingere così consumi e ripresa economica?

O, al contrario, di fronte alle dure controprove della realtà non si determinerebbe un ulteriore abbattimento del livello di affidabilità e quindi una nuova e più profonda crisi della fiducia?

 

Per invertire la rotta e risalire dal fondo, non c’è altro modo che dire le cose come stanno, belle o brutte che siano. La fiducia è reciprocità: abbiamo fiducia in chi ci dà fiducia; in chi ci accetta come compagni di un percorso pieno di rischi, che si possono scansare solo a patto di non negarli e facendo appello al grande capitale di energia al cui accumulo tutti concorriamo, se correttamente informati.

Chi opera diversamente è un imbonitore che vuole mascherare il suo artificio dietro il paravento di un malinteso ottimismo della volontà, che - come si sa – per funzionare deve essere sempre accompagnato da un onesto, affidabile, pessimismo della ragione.

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robert putnam crisi fiducia

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Di Tarcisio Tarquini il 28/06/2009 alle 21:02



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