18/06/2009
Se la Cgil entra nella rete
Seminario sulla Cgil e il web. La giornata di oggi è passata così, lasciando molto materiale su cui riflettere. L’incontro ha avuto una grande partecipazione, molti gli interventi, tante le esperienze a confronto, interessanti gli spunti offerti dagli esperti esterni.
Molte le domande, implicite e esplicite, che sono state rivolte al sindacato e il cui senso il segretario organizzativo della Cgil, Enrico Panini, nella brevissima conclusione, ha mostrato di aver colto.
Insomma scegliere il web – per la comunicazione, per l’informazione - non può essere neutro rispetto al modello di organizzazione che si vuole attuare.
Che dietro ci sia una grande voglia (forse necessità) di cambiamento sembra essere chiaro. Due indizi fanno già una prova. Prima, la decisione di intraprendere un percorso di rendicontazione sociale; adesso un preannunciato cambiamento copernicano che investe la comunicazione.
Non è casuale che l’una e l’altra abbiano il loro cuore nel delicatissimo capitolo della gestione delle relazioni; e attraverso modalità e strumenti che superano – ma potremmo dire frantumano – le tradizionali logiche top-down o, se si parla di informazione, broadcasting.
La rendicontazione e il bilancio sociale pongono, infatti, il loro baricentro informativo nelle esigenze di informazione degli stakeholder, di coloro che stanno dall’altra parte dell’organizzazione e che da questo punto di vista valutano, perciò, il suo operato.
Dal canto suo, l’informazione sul web, così come si configura oggi, richiama logiche e atteggiamenti cooperativi, partecipativi, moltiplicativi di relazioni.
Il centro si sposta e si polverizza, gli attori proliferano, i contenuti arrivano da ogni parte e si sottraggono a categorizzazioni gerarchiche. Non c’è da aver paura. La validazione dell’informazione sul web (problema sollevato da chi si affaccia dal piedistallo di un’altra cultura) avviene attraverso la reputazione della fonte, e cioè con un investimento relazionale, di fiducia.
Nella discussione, però, e anche nella bozza di documento fatta circolare in apertura di seminario non sono risolte alcune questioni preliminari, diciamo alcune definizioni di base, che rischiano così d’essere fonte di qualche equivoco che sarebbe giusto evitare.
Su questo mi sarebbe piaciuto intervenire, ma l’organizzazione (ancora troppo top-down) dei lavori non lo ha reso possibile. Ci saranno altre occasioni. Magari anche su questo blog, o sull’opportuno forum online che è stato annunciato.
Molte le domande, implicite e esplicite, che sono state rivolte al sindacato e il cui senso il segretario organizzativo della Cgil, Enrico Panini, nella brevissima conclusione, ha mostrato di aver colto.
È possibile che la Cgil compia, come mostra di voler fare, una scelta netta per la rete senza dover affrontare nello stesso tempo il tema del cosa questo comporti per l’intero suo modello organizzativo?
Insomma scegliere il web – per la comunicazione, per l’informazione - non può essere neutro rispetto al modello di organizzazione che si vuole attuare.
Che dietro ci sia una grande voglia (forse necessità) di cambiamento sembra essere chiaro. Due indizi fanno già una prova. Prima, la decisione di intraprendere un percorso di rendicontazione sociale; adesso un preannunciato cambiamento copernicano che investe la comunicazione.
Non è casuale che l’una e l’altra abbiano il loro cuore nel delicatissimo capitolo della gestione delle relazioni; e attraverso modalità e strumenti che superano – ma potremmo dire frantumano – le tradizionali logiche top-down o, se si parla di informazione, broadcasting.
La rendicontazione e il bilancio sociale pongono, infatti, il loro baricentro informativo nelle esigenze di informazione degli stakeholder, di coloro che stanno dall’altra parte dell’organizzazione e che da questo punto di vista valutano, perciò, il suo operato.
Dal canto suo, l’informazione sul web, così come si configura oggi, richiama logiche e atteggiamenti cooperativi, partecipativi, moltiplicativi di relazioni.
Il centro si sposta e si polverizza, gli attori proliferano, i contenuti arrivano da ogni parte e si sottraggono a categorizzazioni gerarchiche. Non c’è da aver paura. La validazione dell’informazione sul web (problema sollevato da chi si affaccia dal piedistallo di un’altra cultura) avviene attraverso la reputazione della fonte, e cioè con un investimento relazionale, di fiducia.
Nella discussione, però, e anche nella bozza di documento fatta circolare in apertura di seminario non sono risolte alcune questioni preliminari, diciamo alcune definizioni di base, che rischiano così d’essere fonte di qualche equivoco che sarebbe giusto evitare.
Su questo mi sarebbe piaciuto intervenire, ma l’organizzazione (ancora troppo top-down) dei lavori non lo ha reso possibile. Ci saranno altre occasioni. Magari anche su questo blog, o sull’opportuno forum online che è stato annunciato.
Di Tarcisio Tarquini il 18/06/2009 alle 18:33
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In un recente convegno di cui posto il link ai materiali, il signor Mattew McGregor di BlueSateDigital ci ha illustrato i sucessi della campagna per l'elezione di Obama, a conclusone del suo intervento ci presento' una slide con tre domande, a suo parere fondamentali per le 'unions'. Letteralmente e con un pragmatismo disarmante dicevano:
-Il tuo sindacato vuole essere aperto?
-Vuoi che gli iscritti prendano il controllo (condizionino, ndt)?
-State investendo in campagne che 'connettono'?
-Il tuo sindacato vuole essere aperto?
-Vuoi che gli iscritti prendano il controllo (condizionino, ndt)?
-State investendo in campagne che 'connettono'?
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